Abbiamo già parlato di decluttering e di quanto possa essere liberatorio fare spazio in casa eliminando ciò che non utilizziamo più. Ma esiste un altro metodo, diventato famoso in tutto il mondo, che invita a cambiare prospettiva sul modo in cui riordiniamo i nostri spazi: il metodo KonMari di Marie Kondo.
L’idea alla base del metodo è semplice: invece di concentrarsi soltanto su ciò che dobbiamo eliminare, ci invita a scegliere consapevolmente ciò che vogliamo conservare, chiedendoci quali oggetti ci danno davvero una sensazione positiva e sono ancora parte della nostra vita.
Il metodo KonMari non consiste quindi semplicemente nel “fare ordine”: è un sistema per affrontare il riordino seguendo un preciso ordine di categorie, partendo da quelle più semplici e arrivando gradualmente agli oggetti a cui siamo più legati.
Ma da dove iniziare con il metodo KonMari? E come si applica concretamente a vestiti, libri, documenti e oggetti di casa?
Vediamolo passo dopo passo!
Cos’è il metodo KonMari?
Il metodo KonMari è il sistema di riordino ideato da Marie Kondo, autrice giapponese diventata famosa grazie al libro Il magico potere del riordino e successivamente attraverso le sue serie televisive.
Il principio fondamentale è quello di scegliere cosa tenere, anziché limitarsi a decidere cosa eliminare.
La domanda diventata simbolo del metodo è:
Does it spark joy?
Ovvero: “Mi dà gioia?”
La domanda serve a fermarsi e ad ascoltare la propria reazione davanti a ciò che possediamo, invece di decidere automaticamente sulla base di quanto un oggetto è costato, di quanto tempo lo abbiamo avuto o del pensiero che “potrebbe servire un giorno”.
L’obiettivo è circondarsi degli oggetti che sentiamo ancora nostri, lasciando andare quelli che non hanno più un ruolo nella nostra vita.
Da dove iniziare con il metodo KonMari?
Uno degli aspetti più caratteristici del metodo KonMari è l’ordine preciso nel quale affrontare le categorie.
Non si comincia dalla stanza più disordinata, ma da una categoria di oggetti alla volta. L’ordine indicato dal metodo è:
- Vestiti
- Libri
- Documenti e carte
- Komono, cioè gli oggetti vari
- Oggetti sentimentali
L’ordine non è casuale: si parte da una categoria relativamente semplice, come i vestiti, per arrivare gradualmente agli oggetti che hanno per noi un valore emotivo maggiore.
Riordinare per categoria, non per stanza
È probabilmente uno dei cambiamenti di prospettiva più importanti rispetto al modo tradizionale di riordinare casa.
Se decidiamo di sistemare una stanza alla volta, rischiamo di spostare continuamente gli oggetti senza renderci conto di quanti ne possediamo davvero.
Pensiamo, per esempio, ai vestiti: possiamo averne nell’armadio, nei cassetti, sotto il letto, in una cassapanca o in una seconda stanza.
Il metodo KonMari suggerisce quindi di raccogliere tutti gli oggetti appartenenti alla stessa categoria nello stesso luogo, per poterli vedere insieme e decidere quali conservare.
Una volta riuniti gli oggetti, si passa alla selezione. Solo dopo aver deciso cosa tenere si può pensare al modo migliore per organizzare ciò che rimane.
Il principio della gioia: cosa significa “Does it spark joy?”
“Does it spark joy?” è probabilmente la frase più conosciuta associata a Marie Kondo.
Ma cosa significa davvero?
Non significa necessariamente che ogni oggetto debba renderci euforici. Un documento importante, per esempio, difficilmente ci farà battere il cuore dalla gioia.
La domanda serve piuttosto a fermarsi e chiedersi:
Questo oggetto ha ancora un significato per me? Mi è utile? Fa parte della vita che voglio vivere? Sono contento di averlo con me?
Il metodo invita a prendere in mano gli oggetti e a prestare attenzione alla propria reazione, invece di decidere automaticamente sulla base di quanto sono vecchi, costosi o “forse utili un giorno”.
Questo principio cambia anche il modo di intendere il decluttering: non si tratta semplicemente di buttare via il maggior numero possibile di cose, ma di scegliere consapevolmente ciò che desideriamo avere intorno.
Un paio di jeans che non indossiamo da anni perché aspettiamo di perdere qualche chilo, un oggetto che non utilizziamo più o una pila di vecchi fogli possono diventare l’occasione per chiederci se vogliamo davvero continuare a conservarli.
Quando qualcosa non ha più un posto nella nostra vita, possiamo naturalmente cercare, quando possibile, di donarlo, regalarlo o rivenderlo, invece di buttarlo automaticamente.
“Tutto in una volta”: il tidying festival
Il metodo KonMari utilizza anche il concetto di tidying festival, cioè un vero e proprio percorso di riordino concentrato.
L’idea è quella di affrontare il riordino come un progetto completo, anziché trasformarlo in una serie infinita di piccole operazioni nelle quali continuiamo semplicemente a spostare le cose da una parte all’altra.
Prima di iniziare è utile avere un’immagine abbastanza chiara della casa e dello stile di vita che desideriamo, quindi affrontare le categorie una dopo l’altra.
Questo non significa necessariamente trascorrere un intero weekend chiusi in casa a riordinare tutto: il tempo necessario può variare molto da persona a persona e dipende anche dalla quantità di oggetti da esaminare.
L’importante è non confondere il riordino con il semplice spostamento delle cose.
Prima si decide cosa conservare; soltanto dopo si pensa a dove sistemarlo.
1. Vestiti: da dove cominciare con l’armadio
I vestiti sono la prima categoria del metodo KonMari e rappresentano un buon punto di partenza perché, rispetto agli oggetti sentimentali, generalmente richiedono meno coinvolgimento emotivo.
Per iniziare bisogna raccogliere tutti i propri vestiti, non soltanto quelli appesi nell’armadio, ma anche:
- vestiti nei cassetti;
- abiti conservati sotto il letto;
- cappotti e giacche;
- scarpe;
- borse;
- accessori;
- vestiti fuori stagione;
- capi conservati in altre stanze.
Una volta raccolto tutto, possiamo iniziare a prendere in mano ogni capo e chiederci se vogliamo davvero continuare a tenerlo. Non è necessario stabilire quanto costa o quanto tempo fa lo abbiamo comprato.
La vera domanda è: lo voglio ancora nella mia vita?
Questo vale anche per quei capi che conserviamo “nel caso servano”, per quelli che non indossiamo da anni o per quelli che non ci fanno più sentire bene quando li indossiamo.
Come piegare i vestiti con il metodo KonMari
La piegatura è uno degli aspetti più riconoscibili del metodo di Marie Kondo.
Invece di impilare i vestiti uno sopra l’altro, il metodo suggerisce di piegarli formando dei piccoli rettangoli che possano essere riposti verticalmente.
In questo modo ogni capo rimane visibile e facilmente accessibile, senza dover sollevare una pila intera per raggiungere quello che si trova sul fondo.
Per una semplice maglietta:
- stendila su una superficie piana;
- piega un lato verso il centro;
- piega l’altro lato verso il centro, formando un rettangolo;
- piega il rettangolo nel senso della lunghezza;
- ripiega ancora una o due volte, a seconda delle dimensioni;
- riponi la maglietta in verticale.
Il risultato dovrebbe essere un piccolo rettangolo compatto capace di stare in piedi da solo.
Non tutti i capi devono essere necessariamente piegati. Alcuni abiti, come quelli delicati o particolarmente strutturati, possono essere più adatti ad essere appesi.
Video: come piegare i vestiti secondo il metodo KonMari
La piegatura dei vestiti è uno degli aspetti più facili da comprendere attraverso un esempio visivo.
Il metodo di Marie Kondo per ripiegare l’intimo:
Come ripiegare le magliette:
Come ripiegare i pantaloni:
Come ripiegare maglioni e felpe:
2. Libri: quali tenere?
Dopo i vestiti si passa ai libri.
Anche in questo caso il metodo suggerisce di raccogliere tutti i libri in un unico posto prima di iniziare la selezione.
È facile pensare:
“Questo libro potrebbe servirmi.”
Oppure:
“L’ho comprato anni fa, quindi prima o poi lo leggerò.”
Ma possedere un libro non significa necessariamente volerlo ancora nella propria vita.
Possiamo quindi prendere ogni libro in mano e chiederci se siamo ancora felici di conservarlo.
Non significa che dobbiamo avere una libreria minimalista o eliminare i libri che non abbiamo ancora letto.
Se un libro è importante per noi, ci piace averlo in casa o rappresenta qualcosa che vogliamo conservare, ha senso tenerlo.
Il punto non è avere meno libri possibile, ma essere consapevoli di quelli che scegliamo di conservare.
Quando invece decidiamo di lasciar andare un libro, possiamo considerare il mercato dell’usato, il bookcrossing, le biblioteche, le associazioni o semplicemente qualcuno che potrebbe apprezzarlo.
3. Documenti e carte: eliminare il superfluo
La terza categoria è quella dei documenti e delle carte.
Ricevute, vecchie lettere, manuali, documenti, appunti, foglietti e documentazione varia possono accumularsi molto velocemente.
Scrivanie, cassetti, librerie e persino il frigorifero possono diventare il punto di raccolta di piccoli pezzi di carta che continuiamo a conservare senza una vera ragione.
In questo caso la selezione può essere meno emozionale rispetto ai vestiti o agli oggetti sentimentali, ma richiede comunque attenzione.
L’obiettivo è distinguere ciò che deve essere conservato da ciò che non è più necessario.
Naturalmente, quando si tratta di documenti importanti, fiscali, legali o personali, bisogna verificare prima quali documenti devono essere conservati e per quanto tempo.
Per il resto, eliminare il superfluo può liberare rapidamente spazio fisico e visivo.

Foto Récrétariat
4. Komono: la grande categoria degli oggetti vari
Arriviamo alla categoria forse più ampia di tutte: Komono.
Il termine comprende gli oggetti vari che fanno parte della nostra casa e che non rientrano nelle categorie precedenti.
Qui possono finire moltissime cose:
- oggetti per la cucina;
- prodotti per la casa;
- cosmetici;
- accessori;
- piccoli oggetti elettronici;
- cancelleria;
- strumenti;
- decorazioni;
- oggetti per il tempo libero;
- piccoli oggetti conservati nei cassetti;
- tutto ciò che sembra non avere una categoria precisa.
È proprio per questo che affrontare Komono tutto insieme può sembrare impossibile, ma la soluzione è suddividerlo in sottocategorie.
Per esempio, possiamo occuparci prima della cucina, poi dei cosmetici, della cancelleria, degli oggetti elettronici e così via. Anche in questo caso la regola rimane la stessa: prima si selezionano gli oggetti da conservare e soltanto successivamente si decide dove riporli.
Un altro consiglio importante è quello di non lasciare gli oggetti scartati per settimane in garage o dentro uno scatolone “da sistemare dopo”: una volta terminata la selezione, è meglio occuparsi anche della loro destinazione.
5. Oggetti sentimentali: la categoria più difficile
Ed eccoci alla categoria che il metodo KonMari lascia per ultima: gli oggetti sentimentali.
Fotografie, lettere, ricordi di viaggio, regali, oggetti appartenuti a persone care e altri ricordi possono essere molto più difficili da valutare rispetto a una maglietta o a un vecchio documento. Ed è proprio per questo che arrivano alla fine.
Dopo aver fatto pratica con le categorie precedenti, dovremmo avere maggiore familiarità con il processo decisionale e con il concetto di ciò che ci dà veramente valore. Anche in questo caso non si tratta di eliminare tutto ciò che occupa spazio.
Un oggetto sentimentale può essere prezioso proprio perché rappresenta una persona, un periodo della nostra vita o un ricordo importante.
Il metodo ci invita semplicemente a scegliere consapevolmente ciò che desideriamo conservare.
In questa fase può essere particolarmente utile concentrarsi sul significato che l’oggetto ha oggi, invece di sentirsi obbligati a conservarlo soltanto perché appartiene al passato.
Prima di sistemare, finisci di scegliere
Uno degli errori più comuni quando si cerca di riordinare casa è iniziare immediatamente a comprare scatole, contenitori e organizer, ma con il metodo KonMari il processo è diverso.
Prima si decide cosa tenere. Poi si organizza ciò che rimane.
Questo è importante perché acquistare contenitori prima di aver fatto la selezione rischia semplicemente di creare nuovi spazi nei quali accumulare oggetti.
Una volta terminata una categoria, invece, diventa molto più semplice capire di quale tipo di organizzazione abbiamo realmente bisogno.
E dopo il riordino?
Una volta terminato il processo, l’obiettivo non dovrebbe essere tornare semplicemente alle vecchie abitudini.
Ogni oggetto dovrebbe avere un posto preciso e, quando possibile, dovrebbe essere restituito a quel posto dopo l’utilizzo.
Anche la piegatura verticale dei vestiti segue questa logica: se ogni capo ha il proprio spazio, diventa più semplice vedere quello che possediamo e mantenere l’ordine nel tempo.
Il vero cambiamento, quindi, non è soltanto una casa più ordinata.
È anche diventare più consapevoli di quello che scegliamo di portare dentro la nostra casa.
Metodo KonMari: da dove iniziare se hai poco tempo?
Non tutti hanno la possibilità di dedicare un intero weekend al riordino.
Se l’idea di affrontare tutta una categoria insieme ti sembra impossibile, puoi comunque organizzarti in più sessioni, mantenendo però la logica del metodo: una categoria alla volta.
Per esempio:
- Giorno 1: raccogli tutti i vestiti e fai la selezione.
- Giorno 2: completa la piegatura e l’organizzazione dei vestiti.
- Giorno 3: passa ai libri.
- Giorno 4: documenti e carte.
E così via!
L’importante è non trasformare il riordino in un’attività infinita nella quale continui semplicemente a spostare le cose.
Anche poche ore ben utilizzate possono rappresentare un buon punto di partenza, soprattutto se ci aiutano a completare una categoria invece di lasciare continuamente il lavoro a metà.
Il metodo KonMari funziona per tutti?
Non esiste un unico modo corretto di vivere la propria casa e non è necessario applicare ogni regola alla lettera.
Il metodo KonMari può essere interessante soprattutto perché propone un modo diverso di guardare agli oggetti che possediamo: non partire da quanto possiamo eliminare, ma da ciò che vogliamo davvero conservare.
Per qualcuno questo approccio può essere molto naturale; per altri può essere più utile prendere soltanto alcuni elementi del metodo, come il riordino per categoria o la piegatura verticale dei vestiti.
La cosa importante è che il sistema di organizzazione scelto sia compatibile con la vita reale di chi abita la casa.
Metodo KonMari: ordine e consapevolezza
Il metodo KonMari è diventato famoso per armadi ordinati, cassetti perfettamente organizzati e vestiti piegati in piccoli rettangoli.
Ma dietro quelle immagini c’è un’idea più ampia.
Riordinare significa anche fermarsi a osservare quello che abbiamo accumulato e decidere cosa vogliamo portare con noi nel futuro.
Dai vestiti ai libri, dai documenti agli oggetti sentimentali, il percorso procede gradualmente fino ad arrivare alle cose alle quali siamo più legati.
E forse è proprio questo l’aspetto più interessante del metodo di Marie Kondo: una casa ordinata non è necessariamente una casa vuota, ma una casa nella quale gli oggetti che ci circondano hanno ancora un significato.










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13 Dicembre 2016 at 2:38[…] © housemag […]
I gruppi di regalo – MASHI MASHI
16 Giugno 2017 at 16:57[…] rinsavisco e mi libero senza pietà di tutto ciò che in quel momento non mi serve, il Metodo Konmari (qui spiegato da HouseMag.it) praticamente potevo inventarlo […]
Cristina Af
10 Aprile 2018 at 12:23Articolo davvero molto utile ed interessante. Trovo che questo metodo (molto new age) sia assolutamente da testare e provare, magari provando ad utilizzarlo organizzando l’armadio in vista dell’imminente cambio stagione…
House Mag
10 Aprile 2018 at 15:32Ciao Cristina, grazie mille per la segnalazione! 🙂
Missione #GYST. Come rimettersi in carreggiata – Moon Oyster
3 Agosto 2018 at 20:35[…] fase di cambio di stagione, se è quello il periodo, come nel mio caso. Potete seguire il metodo KonMari, tanto di moda in questi anni, e che ha fatto guadagnare alla signorina Marie Kondo un sacco di […]